Legale

Come descritto nella sezione “Attività Umanitarie”, Philipp Bonhoeffer (PB) ha sponsorizzato numerosi studenti nei loro studi superiori e universitari; alcuni sono stati finanziati completamente altri solo parzialmente e sporadicamente.
Tra Philipp Bonhoeffer e uno studente che aveva ricevuto un finanziamento completo, dopo un lungo e ottimo rapporto documentato da numerose lettere, nacque un conflitto. Nonostante lo studente avesse conseguito il diploma di infermiere, per due anni, dal 2006 al 2008, non si era impegnato a cercare un lavoro perché la retribuzione che avrebbe riscosso sarebbe stata inferiore alla sponsorizzazione che riceveva. Sosteneva di voler continuare gli studi, cosa che PB riteneva illogica. Il rapporto tra i due peggiorò ancor più quando lo studente chiese del denaro per pagare il biglietto aereo alla madre che doveva essere sottoposta a un trattamento di emergenza nell’ospedale regionale. PB gli diede il denaro richiesto, e solo in seguito venne a sapere che la cosa non era vera. Si scoprì, inoltre, che lo studente aveva rubato una macchina fotografica e aveva intascato dei fondi raccolti in modo fraudolento su un sito web dove si spacciava per un “medico” che voleva aiutare i bambini del Lago Turkana nel Kenya del nord. Quando PB venne a conoscenza che, con questi guadagni disonesti, lo studente aveva costruito una casa nella sua terra natale, dopo averlo avvisato più volte, interruppe la sponsorizzazione.

Lo studente reagì accusandolo di abusi sessuali nei confronti suoi e di tutti gli altri studenti sponsorizzati, quando erano minorenni. Durante una missione umanitaria di PB con una ONG questo studente, parlando con una operatrice della ONG sostenne di aver subito degli abusi. Al rientro dalla missione, l’operatrice comunicò la dichiarazione alla polizia britannica, che nel settembre 2008 iniziò un’indagine che comportò anche la perquisizione dell’abitazione privata, dello studio, del suo computer, ecc. Nel marzo 2009 la polizia britannica si recò in Kenya per proseguire l’indagine.

Nel settembre 2008 venne sospeso per tre settimane dal suo incarico presso il Great Ormond Street Hospital. Durante tutto il periodo delle indagini non gli fu permesso alcun contatto con il Kenya o con gli studenti. La polizia interrogò gli otto studenti che avevano ricevuto la sponsorizzazione completa e che si riteneva fossero coinvolti. Ad eccezione dello studente che mosse l’accusa, tutti gli altri sette giovani negarono di aver subito un qualsiasi atto sconveniente da parte di PB. Né nello studio, nell’abitazione nel Regno Unito, né sui computer sequestrati si trovò materiale che potesse incriminarlo di abusi. L’investigazione fu terminata nel 2009 senza alcun capo di imputazione.

Tuttavia, la polizia britannica si assunse la responsabilità di inviare al GMC (General Medical Council – Ordine dei Medici britannico) e all’ospedale una lettera, in cui si dichiarava che, per ragioni legali, non era possibile istruire un processo nel caso in cui i reati fossero stati commessi prima dell’anno 2004. Sebbene la polizia britannica non avesse prove di abusi antecedentemente a quella data, dichiarò che una persona che forse aveva commesso un reato prima del 2004 non poteva essere considerata idonea ad esercitare la professione medica nel Regno Unito. Al ricevimento della lettera l’ospedale sospese di nuovo PB e il GMC iniziò una lunga investigazione.

L’investigazione del GMC

I primi interrogatori furono condotti solo con i testimoni britannici undici mesi dopo l’imposta sospensione dal lavoro. Nessun collega ospedaliero fece deposizioni a sfavore di PB.
Nell’ottobre 2010, diciotto mesi dopo la sospensione dall’ospedale, venne finalmente fatta un’udienza. Il GMC scelse di non richiedere testimonianze dirette e decise di discutere il processo solo sulla base di testimonianze riferite.

Venne dichiarato che la partecipazione dello studente accusatore avrebbe messo lo stesso studente in serio pericolo in Kenya dove l’omosessualità è ritenuta una grave onta (egli è eterosessuale e ha due figli). Venne anche dichiarato che lo studente aveva ricevuto chiare minacce di morte. Quando i legali di PB si informarono se le minacce allo studente fossero comprovate dall’opinione di un esperto, risultò evidente che nessun tentativo era stato fatto a questo riguardo. Nonostante ciò, la pubblica accusa del GMC dichiarò con veemenza che il GMC non avrebbe mai chiamato a testimoniare lo studente, in quanto ciò avrebbe comportato un rischio inaccettabile per il testimone e un abuso del processo da parte del GMC.

La decisione di non convocare il testimone venne presa in una riunione tra il direttore generale del GMC e un funzionario superiore della polizia. E’ tuttavia interessante notare che le minacce (pallottola in testa, gettato in pasto ai leoni, scappare da Nairobi per salvarsi, ecc.) comparvero nel rapporto della polizia solo dopo la riunione del funzionario con il GMC. Inoltre, fu allora che la polizia dichiarò di aver perso l’intera documentazione relativa agli interrogatori originali fatti in Kenya agli studenti coinvolti.

Vista la situazione, i legali di PB contestarono la decisione di discutere il processo solo su testimonianze riferite e la Corte Suprema ordinò una ingiunzione. A questo punto la causa venne sospesa.

Considerato il fatto che nessun testimone keniota sarebbe stato convocato nel Regno Unito per il processo, PB comunicò, con una lettera, al GMC che intendeva riaprire i contatti con gli altri sette studenti che aveva aiutato e sponsorizzato per molti anni. Sapeva che i sette studenti e le loro famiglie, molto dispiaciuti per l’accaduto, stavano vivendo un periodo difficile. Avevano dovuto sospendere gli studi universitari a causa del mancato pagamento delle tasse universitarie e uno studente aveva gravi problemi di salute. Il GMC non si oppose a questa richiesta e Philipp Bonhoeffer si impegnò di nuovo a dare loro un supporto finanziario.

Più tardi, nell’aprile 2011 la causa fu discussa davanti alla Corte Suprema del Regno Unito. Tra le varie conclusioni, venne deliberato che l’opinione della giuria del GMC era irrazionale e che non si potevano ascoltare testimonianze riferite. Poco dopo, la Corte Suprema emise un’altra delibera a favore di PB e contro il GMC per l’eccessivo periodo di tempo impiegato dal GMC per gestire la vertenza giudiziaria.

In seguito, il GMC superò di nuovo i limiti di tempo ammessi dalla Corte Suprema per la causa quando iniziò l’azione giudiziaria contro PB in ritardo. A questo punto, contrariamente alle dichiarazioni precedenti, il GMC decise che si poteva chiedere, e che si sarebbe chiesto, al testimone di fornire una diretta testimonianza contro PB. La decisione del GMC fu di tenere la stessa giuria ritenuta irrazionale dalla Corte Suprema. Questo significava che i giudici erano a conoscenza di tutte le testimonianze riferite che erano state giudicate inammissibili. Ciò era chiaramente inaccettabile.

Inoltre, poiché PB, nel frattempo, si era messo in contatto con i sette studenti (sfortunatamente, uno di loro era deceduto a causa di un incidente dovuto a pericolose condizioni di vita) che avevano contraddetto le accuse nei suoi confronti, qualcuno avrebbe potuto sospettare che le loro dichiarazioni a favore fossero state influenzate. Come riferito sopra, la polizia aveva interrogato gli studenti quando non c’era alcun contatto tra loro e Philipp – ma la polizia britannica aveva dichiarato che tutta la documentazione degli interrogatori era andata perduta. I legali di PB erano di nuovo nella situazione di poter contestare il GMC.

PB si trovava ora di fronte a una decisione difficile. Era stato espulso dalla medicina clinica ormai da più di tre anni e aveva perso sia la possibilità che il desiderio di esercitare la professione clinica nel Regno Unito. La stampa inglese lo aveva già presentato pubblicamente come persona sospettata di abusi su minori, prima ancora che venisse avviato un processo contro di lui. D’altro canto, era anche cosciente del fatto che un verdetto di non colpevolezza non sarebbe probabilmente bastato a ristabilire la sua reputazione e il suo buon nome.

Dopo aver deciso di licenziare PB, in un comunicato stampa il Great Ormond Street Hospital diffuse un numero telefonico di emergenza indirizzato al pubblico in generale. Il risultato fu che due donne si misero in contatto muovendo altre accuse contro PB. La prima, una signora da molti anni in cura psichiatrica, lo accusava di violenza sessuale quando frequentavano le scuole superiori. La seconda donna accusatrice, amica della prima, dichiarava che, a metà degli anni novanta, suo figlio era stato fatto oggetto di molestie di natura inferiore. Il GMC diede credito a queste accuse. Entrambi gli episodi vennero negati in modo deciso, inoltre, si basavano su accuse di fatti accaduti molto tempo prima e per i quali nessuna misura era stata presa a suo tempo.

Vista l’esperienza fatta riguardo alle procedure seguite dal GMC per l’azione giudiziaria tre anni dopo, aveva perso ogni speranza di poter avere un giusto processo. Inoltre, era stato avvertito che i tabloid inglesi avrebbero dato una grande copertura pubblicitaria al suo caso, specialmente se lui avesse presenziato alle udienze. Per queste ragioni, e poiché non intendeva più esercitare la professione medica nel Regno Unito, decise di rinunciare all’iscrizione all’albo dei medici inglese e scrisse al GMC comunicando che non avrebbe preso parte attiva a futuri processi. (Lettera al GMC)

Il GMC, sebbene abbia solamente la responsabilità di decidere se un medico è idoneo a esercitare la professione nel Regno Unito, decise di procedere con l’udienza anche in assenza di PB. A questa udienza, tenuta nel settembre 2012, PB venne cancellato dall’albo del GMC, quattro anni dopo la prima sospensione. Nelle sue investigazioni il GMC non fece alcun tentativo di interrogare anche uno solo dei sette studenti, verso i quali era accusato di presunti abusi e che avevano negato qualsiasi accusa contro PB. Anzi, venne dichiarato colpevole di violenze contro gli studenti kenioti, anche se tutti loro avevano personalmente negato che fossero realmente accadute. La colpevolezza fu dichiarata in base alla testimonianza di un solo studente accusatore, nonostante lo stesso GMC ritenesse questo studente non completamente affidabile. Il GMC non trovò nulla contro Philipp Bonhoeffer in relazione alle cure che prestava come medico. Nonostante ciò, il GMC pronunciò il verdetto di colpevolezza per questioni che, se considerate di natura grave, avrebbero dovuto essere trattate presso un tribunale penale, quando il processo penale era già stato abbandonato molto tempo prima senza imputare alcun reato a suo carico.

Durante l’intera azione giudiziaria, a Philipp Bonhoeffer non è mai stata data la possibilità di esporre la sua versione dei fatti. Per questa ragione è opportuno e importante che quanto è successo sia reso di pubblico dominio.